di Pietro Mezzi
Milano, 1-2 dicembre 2007. I cambiamenti climatici rappresentano la sfida dei prossimi decenni: occorre un impegno straordinario della comunità internazionale, di quella scientifica e del mondo politico per invertire la tendenza in atto e per garantire all’intero pianeta e alle popolazioni condizioni di vita migliori delle attuali.
I mutamenti del clima devono diventare la battaglia alla quale la sinistra e gli ecologisti chiamano la politica, il sistema delle imprese, l’opinione pubblica tutta per progressivamente invertire il modello di sviluppo che dovrà puntare a innovazione, efficienza, uso non dissipativo delle risorse, alla sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Questo tema dovrà diventare centrale nelle politiche economiche, sociali e ambientali lombarde e milanesi, per allineare la nostra Regione e la nostra Provincia a quanto stanno proponendo altri Paesi europei, Francia, Germania e Inghilterra in testa.
Superare Kyoto
Dobbiamo porci l’obiettivo, anche per l’area metropolitana, entro il 2020, del cosiddetto “20-20-20”: meno 20% di riduzione dei consumi energetici, più 20% di efficienza dei sistemi energetici e più 20% di ricorso alle energie rinnovabili.
L’ambiente può e deve diventare, specie in questa Regione e nell’area metropolitana milanese, il nuovo motore di sviluppo sostenibile, di innovazione e di modernità: il concetto di “ecosviluppo” può e deve diventare l’asse portante del progetto per Milano, per la Provincia, per la regione metropolitana.
In questo contesto devono collocarsi le politiche ambientali e di governo del territorio.
Dall’area metropolitana alla Città metropolitana
Governo del territorio che per essere veramente tale non può prescindere dall’attuazione rapida della riforma dei livelli istituzionali di governo dell’area metropolitana milanese: la Città metropolitana è, a nostro giudizio, il livello adeguato per governare in modo efficace, moderno e innovativo i problemi della mobilità, dell’ambiente e del territorio. Determinando altresì una nuova configurazione del livello istituzionale del capoluogo: la Milano dei municipi può diventare un livello di governo democratico e prossimo ai cittadini e può modificare l’irrisolto rapporto con il livello istituzionale provinciale, livello quest’ultimo che va superato nella logica della Città metropolitana.
Governo del territorio e consumo di suolo
Tema centrale delle politiche di governo del territorio nell’area milanese, specie oggi nella nuova stagione dell’urbanistica lombarda e in una delle aree più antropizzate del Paese, riguarda l’uso non dissipativo del suolo. Tema questo che va coniugato alla perequazione territoriale, alla compensazione ambientale e sociale, alla riforma della fiscalità locale, ad un nuovo ruolo multifunzionale dell’agricoltura.
Sinistra ed ecologisti propongono il superamento dei contenuti della legge regionale 12 del 2005.
Occorre recuperare, oggi più di ieri, nelle politiche urbanistiche i temi della ricostruzione del paesaggio periurbano e agricolo, attraverso politiche urbanistiche e territoriali nuove e intelligenti.
Le scelte di governo del territorio, ai diversi livelli istituzionali, per i diversi strumenti di pianificazione, deve oggi basarsi da un lato sul coinvolgimento reale e preventivo dei cittadini, dei portatori di interessi diffusi, attraverso lo strumento innovativo della valutazione ambientale strategica, strumento fondamentale di conoscenza, di scelta e di verifica delle stessa, e dall’altro dei consigli comunali e delle prerogative degli organi elettivi.
Esiste, nell’area metropolitana milanese, un vero problema che assume valenza sociale e territoriale: è quello della casa. Tema per troppi anni negletto dalle politiche statali, regionali e comunali. Occorre oggi dare risposta a un bisogno di casa di dimensioni anche consistenti sul territorio provinciale; un bisogno di casa che è soprattutto sociale e che riguarda la domanda non solvibile. Un bisogno di casa che riguarda i ceti sociali meno abbienti, gli anziani, gli immigrati, gli studenti.
Per dare risposta a questo bisogno di casa occorrono politiche urbanistiche e sociali integrate per il superamento dell’edilizia convenzionata; per puntare all’edilizia sovvenzionata dalla mano pubblica a tutti i livelli; per affitti calmierati; per politiche innovative (di housing sociale) capaci di coniugare bisogno di casa e nuovi interventi sociali; per politiche urbanistiche prioritariamente puntate al riuso del patrimonio esistente, delle aree industriali dismesse, concentrate lungo le linee di sviluppo del sistema del trasporto pubblico collettivo e nei poli di attrazione funzionali, al fine di evitare il dannoso fenomeno della dispersione insediativa ( lo sprawl urbano).
La sinistra e gli ecologisti chiedono al Governo e al Parlamento una legge che regoli il consumo di suolo nel nostro Paese, così come hanno fatto i tedeschi, i francesi, gli inglesi e gli olandesi.
Così come chiediamo che Parlamento e Governo si facciano carico di riformare la fiscalità locale a favore di un uso non dissipativo del suolo italiano, suolo da intendere oggi come bene comune di noi tutti.
In una regione Lombardia orientata allo snaturamento dei Parchi regionali e delle sue regole, la sinistra e gli ecologisti sono per rilancio del sistema dei parchi regionali e locali, visti come occasioni di sviluppo sostenibile, di raggiungimento degli obiettivi di Kyoto, di costruzione di un nuovo paesaggio, di difesa degli spazi liberi, di costruzione della rete ecologica provinciale (tra cui la Dorsale verde del nord milano).
Dalle autostrade alla mobilità sostenibile
Sinistra e ecologisti chiedono una profonda rivoluzione nel governo della mobilità dell’area metropolitana. Mobilità sostenibile è la ricetta per la nostra Regione, la nostra Provincia e il capoluogo.
Occorrono politiche coerenti ai diversi livelli istituzionali: Stato, Regione, Provincia e Comuni. Politiche che vogliono dire: puntare sul trasporto pubblico su ferro, sul trasporto pubblico locale, sulle politiche di mobilità dolce.
Politiche che devono fare anche i conti con un quadro di risorse scarse, tema questo che impone di compiere scelte improntare all’efficacia della spesa e all’efficienza.
Dobbiamo puntare alla realizzazione delle opere viabilistiche utili ed efficaci, al fine di evitare le grandi opere inutili, dannose e “mangiasoldi”.
Occorrono investimenti importanti ed efficaci per migliorare le condizioni del trasporto ferroviario pendolare: occorrono risorse per migliorare le condizioni di trasporto di lavoratori e studenti e anche capacità gestionali del sistema ferroviario nuove e differenti dalle attuali.
Lo sviluppo delle linee di trasporto sotterranee va concepito in una logica metropolitana e non solo urbana milanese.
Infine, i Comuni lombardi e milanesi, in particolare in quelli in cui la sinistra e gli ecologisti amministrano, devono puntare alla moderazione del traffico nei centri urbani per consentire la coesistenza pacifica tra le diverse componenti del traffico urbano.
Il ciclo dei rifiuti
Lo sviluppo virtuoso delle politiche ambientali dei comuni milanesi e lombardi in materia di rifiuti deve continuare e traguardare nuovi obiettivi. E nuovi obiettivi si chiamano riduzione a monte della produzione dei rifiuti, ciclo integrato dei rifiuti (posto che in Lombardia la dotazione impiantistica di inceneritori è più che sufficiente). E la riduzione a monte della produzione dei rifiuti deve vedere sempre più impegnato l’intero sistema produttivo lombardo e milanese, in un circuito virtuoso di istituzioni pubbliche e imprese private.
Risorse naturali, beni comuni
Acqua, aria, terra, sono da concepire come risorse naturali e come beni comuni da salvaguardare in forma integrata, anche nelle loro modalità di gestione.
A Milano, come negli altri capoluoghi di provincia lombardi e nelle altre città, per garantire condizioni di vita e di salute adeguate per noi tutti, in occasione del superamento dei livelli di inquinamento, occorrono scelte forti (targhe alterne, blocco del traffico) che incentivino l’suo dei mezzi pubblici e che impediscano l’uso del mezzo privato.
Sapere e governo dei problemi complessi
In conclusione, la sinistra e gli ecologisti nel loro agire con i cittadini e nell’azione nelle istituzioni, devono sempre ispirarsi ad un approccio culturale attento, informato e scientificamente orientato. Dobbiamo produrre, sul territorio e nelle istituzioni, una democrazia informata, anche di fronte alla complessità dei fenomeni e dei problemi (si propone la costituzione di un Osservatorio territoriale ambientale milanese).
La sinistra e gli ecologisti, di fronte alla complessità dei fenomeni sociali, economici, ambientali si pongono nella logica del governo dei problemi. Non ritengono di limitare la loro azione politica alla testimonianza o alla sola opposizione. Sinistra e ecologisti intendono governare la complessità di una società in forte cambiamento.
Il gruppo di lavoro “Ambiente e Territorio” ritiene, infine, utile proseguire il confronto sui temi dello sviluppo sostenibile e della decrescita, così come assume come contributo al dibattito del gruppo stesso l’artico pubblicato sul quotidiano “Il manifesto” del 30 novembre scorso dal titolo “Stati generali della sinistra, il catalogo sociale e questo” e sottoscritto da intellettuali e docenti universitari.
Milano, 2 dicembre 2007
mi aspettavo che nel report finale il portavoce Pietro Mezzi accennasse al problema dell’EXPO sollevato da almeno sei interventi nel gruppo Ambiente del sabato sera, al quale ho partecipato.
Proprio perchè la Sinistra si deve impegnare a invertire la tendenza in atto, a ridurre del 18% le emissioni di CO2 entro il 2012, salvo pagare grosse penali, dobbiamo seriamente chiederci se l’EXPO serve a questo nostro impegno o se, con la colata di cemento dovuta alla costruzione di strade, autostrade, parcheggi, alberghi, edifici , con l’arrivo di milioni di visitatori e relativo aumento di traffico, inquinamento, non contribuirà ad aumentare enormemente le emissioni di CO2 in un territorio già ammalato, sfruttato, inquinato.
Sabato mi era parso che l’argomento fosse molto sentito, quindi, a mio parere, era giusto accennarlo nella relazione finale.
Sulla andidatura di Milano per l’EXPO 2015 il coordinamento sinistra rhodense ha redatto il seguente documento:
Cari compagni e compagne,
nei prossimi mesi sapremo se Milano sarà scelta quale sede per l’Expo 2015 dopo la candidatura avanzata sulla base di un progetto complessivo che, per larghe parti, continua a rimanere sconosciuto ai cittadini ed alle forze politiche sul territorio.
La proposta di candidare Milano per l’EXPO è stata decisa senza sentire il bisogno di consultare e coinvolgere le comunità e le amministrazioni dei territori delle aree coinvolte.
Significativamente la torre che dovrebbe essere simbolo dell’expo e altre strutture a ridosso della tangenziale ovest, coinvolgenti anche aree della frazione di Pantanedo, sorgerebbero sul territorio del nostro comune e il sindaco della nostra città dell’epoca apprese solo incidentalmente della cosa.
In primo luogo intendiamo quindi denunciare il metodo che impone le scelte senza coinvolgere direttamente le comunità interessate.
Secondariamente verifichiamo che la proposta in questione riverserebbe decine di migliaia di persone al giorno in un area, la nostra, già fortemente congestionata con rilevantissimi problemi di mobilità ed inquinamento e con un rilevante consumo del suolo già ben oltre i limiti sopportabili per un territorio.
Questi problemi di mobilità ed inquinamento arrivano a livelli drammatici in occasione di alcuni eventi fieristici che riversano sul territorio migliaia di automezzi che si aggiungono al normale traffico.
Riteniamo inoltre incomprensibile ed inaccettabile la decisione del comune di Milano di procedere all’urbanizzazione di oltre 1.000.000 di mq oggi con destinazione agricola.
Si tratta dell’ultima area libera di una dimensione significativa posta al confine tra Milano e Rho in prossimità del carcere, del deposito delle poste e del deposito delle ferrovie.
Apparirebbe senza dubbio più opportuno immaginare che l’expo- qualora dovesse essere destinato a Milano- possa svilupparsi nella vasta area già oggi occupata del polo fieristico immaginando solamente la realizzazione di poche eventuali strutture aggiuntive da rimuovere alla fine della manifestazione ripristinando a verde le aree interessate.
Non meno importante sarebbe la necessità di procedere alla realizzazione di significative opere di risarcimento ambientale per un area che ospita significative strutture di servizio per la metropoli scontandone i pesanti disagi.
Le considerazioni qui solo sinteticamente svolte assieme a considerazioni più generali sulle scelte di sviluppo dell’area metropolitana ci portano a ritenere che il progetto di expo attualmente sul tavolo sia sostanzialmente non accettabile, in quanto fortemente caratterizzato dall’idea di favorire la rendita specultativa e la cementificazione del territorio.
Chiediamo alle forze della sinistra di assumere una posizione comune da sostenere in tutti i livelli istituzionali e politici che sviluppi e ampli le linee qui esposte.
Chiediamo inoltre che questa posizione venga assunta dopo un ampio coinvolgimento e confronto con le aree territorialmente più esposte.
SINISTRA RHODENSE (PDCI; PRC; VERDI; SD; SOS FORNACE