Gli Stati Generali Milanesi, in questo importante percorso della sinistra che si avvia a diventare “unita e plurale”, mettono al centro il valore di una pratica politica quotidiana che affermi il rifiuto del dominio di un sesso sull’altro, nella fattispecie del sesso maschile su quello femminile, e renda possibile l’impegno per la costruzione di un‘alternativa di società basata sulla condivisione e sul reciproco riconoscimento.
La cronaca riporta, in un crescendo spaventoso, fatti di violenza sessuale, sessuata sul e contro il corpo delle donne.
C’è un “salto di qualità” la violenza sessuale si accompagna con il massacro, la devastazione dei corpi, come se si volesse togliere definitivamente di mezzo una testimonianza ingombrante e far tacere le parole che potrebbero raccontare l’orrore.
E, oltre la cronaca, ci sono mille e mille violenze, soprusi, maltrattamenti, vissuti tra le mura domestiche, nei rapporti d’amore distorti, spesso taciuti con dolore e paura.
La volontà delle donne di esserci nello spazio pubblico, con i loro pensieri, i loro corpi, la loro vita tutta intera sembra trovare una risposta di annientamento che tocca il nodo profondo e fondante del potere patriarcale e del dominio maschile: il corpo e la sessualità. Una risposta di annientamento che, sotto la forma dell’omofobia, non a caso si indirizza anche contro chi non rientra nel simbolico dei ruoli tradizionali.
Il ceto politico, con stringente logica securitaria, propone leggi più repressive, pene maggiori. Si è giunti a esercitare, sul corpo delle donne, la caccia allo straniero.
Ma la violenza maschile sul corpo delle donne non ha confini e non è un problema d’ordine pubblico.
È una priorità della politica.
Costringe a interrogarci tutti e tutte su una cittadinanza piena, fondata sul rispetto delle individualità, delle storie concrete, fatta di ragione e di affetti, di corpo e di mente di ciascuna e ciascuno di noi.
Le leggi certo servono, ma hanno senso ed efficacia solo se contribuiscono a costruire una nuova cultura che scardini i legami di potere patriarcale e affermi il diritto di ogni donna all’autodeterminazione.
Le donne, nella grande manifestazione del 24 novembre a Roma, hanno detto con forza “non toccate la nostra libertà”.
Libertà e responsabilità sono misure della democrazia e della civiltà di un paese, ci rendono cittadini/e completi/e, capaci di comprendere l’altro, il diverso, al di fuori di logiche di potere e di forza.
Gli Stati Generali Milanesi, ritengono quindi che per la nuova sinistra “unita e plurale” assumere il discrimine della lotta alla violenza contro le donne e l’omofobia, la ricerca e pratica del dialogo e del rispetto tra i generi, debbano diventare elementi fondanti e consolidati dell’agire politico.
Approvano pertanto questo ordine del giorno e s’impegnano a proporlo, a sostenerlo, in occasione degli stati generali nazionali del 8-9 dicembre 2007 e si impegnano a promuovere una grande campagna politica che abbia al centro il tema delle violenza contro le donne per un reale mutamento di culture e pratiche in tutti gli ambiti della società.